L'immersione sul Malachite
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LE RICERCHE E IL RITROVAMENTO DEL "SMG MALACHITE" (Settembre 1999)

Il tutto ebbe inizio alla fine del 1998 quando conobbi "Enrico Saver" mio insostituibile amico e compagno di tantissime avventure in mare. Ci univa la grande passione per il mare e le immersioni profonde, fu questo a spingerci a ricercare relitti inesplorati per documentarne l'esistenza. Fra la fine del 1998 e i primi due mesi del1999 sentivamo con insistenza voci sulla presunta scoperta di un sommergibile affondato nel Golfo di Cagliari a -52 mt. di profondità, che pareva fosse stato visionato da dei subacquei.La stranezza consisteva sul fatto che il relitto veniva esplorato un giorno fuori "Capo Carbonara" un altro giorno fuori "Capo Teulada" e così via,ovviamente era una leggenda subacquea priva di fondamenta, ma sia io che Enrico sapevamo che un sommergibile italiano ed esattamente il "Malachite" era affondato fuori da "Capo Spartivento".Ne appurammo l'esistenza attraverso ricerche effettuate su testi storici e in particolare modo leggendo il libro "SIAMO FIERI DI VOI" di Corrado Capone,che descriveva i sommergibili italiani e i loro eroici equipaggi impegnati nell'ultimo conflitto mondiale.Da lì iniziarono le nostre ricerche attraverso i pescatori che praticavano la pesca a strascico e che operavano in zona, ma nessuno ci diede delle indicazioni che potessero aiutarci concretamente nelle nostre ricerche in mare. Dopo brevissimo tempo contattammo un pescatore che con le reti da posta pescava in dei rottami ferrosi di piccole dimensioni a -110 mt. diprofondità.Scandagliammo la zona ma senza trovare niente di rilevante, verificando con quattro immersioni che si trattava effettivamente di rottami di scarso interesse. Non ci scoraggiammo e continuammo cercando a profondità più elevate, a circa -125 mt. e dopo mesi, ed esattamente nel settembre 1999,escludendo le zone già esplorate e in una giornata ideale di calma piatta e assenza di corrente, dopo circa due ore di scandaglio, lo strumento segnò un picco che da -123 mt. saliva a -118 mt. in mezzo ad un deserto di sabbia.Quel segnale dal fondo rimetteva in moto i nostri entusiasmi e per ulteriore conferma tornammo indietro ripercorrendo più o meno la rotta già percorsa e di nuovo lo scandaglio diede un segnale molto ampio e marcato, a quel punto gettammo il pedagno in mare per segnalare il punto. Enrico si preparò ad immergersi con una configurazione non prevista per quel tipo di immersione ma sufficiente per individuare la natura del sito e in un lampo scomparve nel blu. Dopo circa 110 minuti eccolo fuori, un po stanco ma con il sorriso di chi ha visto qualcosa di meraviglioso, capii immediatamente: avevamo trovato il Malachite. Enrico non fece in tempo a salire a bordo che lo tempestai di domande, eravamo come due bambini pervasi dalla felicità dopo aver scoperto un tesoro. Enrico purtroppo scomparve in mare nel marzo 2001 dopo una immersione programmata per filmare un altro sito a -104 metri (segnalato dal nostro amico comune Andrea Concas), che esplorai qualche mese prima e che consisteva in una chiatta carica di migliaia di mattonelle in marmo di grandi dimensioni. Proseguii le ricerche e nonostante lo sconforto per aver perso Enrico mi immersi dopo una settimana con l'amico Stefano Masala amico comune mio e di Enrico, per recuperare la telecamera rimasta sul fondo il giorno dell'incidente.
Ricordo che fu un'immersione pessima con diversi imprevisti e con la testa che funzionava non certo al 100%. Feci l'impossibile per rimettermi presto e preparare l'immersione sul Sommergibile Malachite anche in memoria di Enrico.

L'IMMERSIONE E LA REALIZZAZIONE DEL FILMATO SUL SOMMERGIBILE "MALACHITE" (Maggio 2001)

Era un'ottima giornata, leggerissimo scirocco e assenza di corrente, dopo una meticolosa vestizione e un controllo accurato all'attrezzatura scivolai in acqua con le cinque bombole (tre sulla schiena e due sui fianchi) casco in testa con le luci, telecamera ecc..ecc..Mi portavo dietro circa 90-100 kg. di attrezzatura, indispensabile per affrontare in autonomia o quasi una immersione che programmai considerando di realizzare circa 8-9 minuti di fondo e due ore di decompressione. Iniziai la veloce discesa, non facilissima perchè con una mano tenevo la telecamera e con l'altra dovevo compensare, gonfiare la muta stagna,
cambiare a circa 80-90 metri l'erogatore dell'aria con quello del trimix e rallentare con il gav, tutto questo senza scompormi e tenendo sempre sotto controllo il filo del pedagno che mi indicava la via per raggiungere il Malachite.Se avessi perso visivamente il filo di arianna non avrei mai potuto individuare il Sommergibile.
Dopo circa tre minuti di discesa cominciai a intravedere la sagoma del Malachite, l'acqua era cristallo e rimasi stupefatto dalla luminosità che circondava il relitto a quella profondità e dopo un altro mezzo minuto ero inginocchiato sul fondo sabbioso, ma mi resi conto che la telecamera non stava filmando in quanto durante la discesa la levetta che comandava l'accensione si era spostata spegnendola e l'operazione di riaccensione risultava impossibile per la pressione troppo elevata.Un po contrariato (per non dire altro) e avendo già perso uno dei nove minuti programmati sul fondo, non esitai oltre: gonfiai leggermente il gav e passai all'ispezione dell'imponente massa scura che stava a circa 5 metri da me, mi trovavo a prua e mi resi conto che le lamiere erano un po contorte e capii che la causa era stata il tremendo impatto sul fondo dopo la repentina discesa causata dall'affondamento.Attraversai di lungo il ponte di prua e mi resi conto che lo scafo era in perfette condizioni, con pochissime incrostazioni, merito della profondità.
Cominciai a intravedere il cannone e subito dopo l'antenna del radiogoniometro che era posizionata sulla parte anteriore della torretta e non posteriormente come quando fu varato.
Vidi subito anche le due camicie dei periscopi, la mitragliatrice e il boccaporto della torretta aperto, ero affascinato dalla bellezza di questo sommergibile inesplorato e nonostante fossi molto concentrato mi sembrava di non vivere la realtà. Giaceva come addormentato, inclinato di circa 45° sul lato di sinistra, stavo per proseguire verso poppa quando improvvisamente ricevetti una spinta da dietro: PARALISI TOTALE. Nonostante non mi manchi il sangue freddo in circostanze limite avevo paura di girarmi, lo feci lentamente e mi trovai faccia a faccia con un cernione di almeno 70/80 kg. che da una distanza non superiore a 50 cm. mi guardava con quella faccia da burbero curioso, per niente spaventato e più allibito di me. Il cuore riprese a battere, uno sguardo agli strumenti mi comunicò che erano passati 4 minuti, ne avevo ancora circa 5 per continuare ad esplorare il relitto. Cominciai a intravedere l'ultimo boccaporto di poppa aperto e subito dopo le lamiere divelte verso l'esterno che corrispondevano allo squarcio provocato dall'esplosione di uno dei quattro siluri lanciati dal "DOLFIJN", il sommergibile olandese responsabile dell'affondamento dell'unità italiana. Mancavano circa 10 metri della parte di poppa che erano stati tranciati nettamente dall'esplosione e che giacevano a circa 50 metri dal relitto principale.La cernia non mi lasciava un attimo e mi seguiva sempre stando alla mia destra, a circa un metro di distanza come un guardiano che vigila sulla propria dimora. Dovevo risalire, avevo raggiunto il limite dei 9 minuti di permanenza programmati sul fondo, non avevo il tempo e la miscela trimix necessaria per tornare al pedagno mobile che stava a prua per cui iniziai la risalita sulla verticale verso la superficie.La cernia mi seguì fino a 92 metri, addirittura mi toccò più volte la pinna destra, come per salutarmi, per poi tornare negli abissi.A 85 metri lanciai il pallone di segnalazione verso la superficie e a 70 metri abbandonai uno dei due erogatori del trimix per prendere quello collegato ad una delle due bombole dell'aria, da questa quota in poi rallentai la risalita, iniziando la lunga fase decompressiva dell'immersione.Prime tappe di fermo a partire dai 45 metri respirando aria fino ai 22 metri, per poi passare a respirare EAN 50 dai 21 metri fino a 8 metri einfine Ossigeno al 100% nelle tappe dei 6 e 3 metri direttamente dal narghilè che mi veniva calato dalla superficie.Dopo circa 130 minuti di immersione, riemersi, accolto con entusiasmo dagli amici del Team Enrico Saver, non avevo nessun filmato da far vedere, ma dentro di me c'erano immagini che non potrò mai dimenticare.Questa fu la più bella immersione sul Sommergibile, nelle successive due ho documentato con video e foto il relitto del Malachite che resta a tutt'oggi la tomba di 35 valorosi membri dell'equipaggio.Parte del filmato venne trasmesso il 9 giugno 2001 come scoop dalla trasmissione "LINEA BLU" che in quell'occasione registrò un aumento del 25% di ascolti.